Thomas Huonker, Regula Ludi

Roma, Sinti und Jenische

Schweizerische Zigeunerpolitik zur Zeit des Nationalsozialismus. Beitrag zur Forschung

Unveränderte Ausgabe des publizierten Beihefts zum Flüchtlingsbericht von 1999

Unabhängige Expertenkommission Schweiz – Zweiter Weltkrieg – Commission Indépendante d'Experts Suisse – Seconde Guerre Mondiale, Band 23
2001. 131 S. Br. CHF 38.00 / EUR 34.00
ISBN 978-3-0340-0623-1

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Riassunto

La ricerca ha a lungo trascurato i Roma, Sinti e Jenische come gruppo di vittime della politica di persecuzione e sterminio nazionalsocialista. Solo negli ultimi anni, le circostanze della loro persecuzione nel «Terzo Reich» sono state fatte oggetto di studi appropriati. Ancor oggi, come una volta, si dispone di poche pubblicazioni sull'attitudine della Svizzera durante il periodo in questione. Il contributo della CIE chiarisce diversi aspetti di questa lacuna nella ricerca. Approfondisce in particolare la questione se e, nel caso di una risposta positiva, come Roma, Sinti e Jenische sono giunti in Svizzera.
Nel capitolo 1 vengono esposti i concetti, descritto lo stato della ricerca e discussi i problemi specifici attinenti all'oggetto di ricerca: problemi di metodo e problemi relativi alle fonti. Le premesse ideologiche e strutturali dell'attitudine difensiva, svizzera e internazionale, nei confronti dei nomadi sono esposte nel capitolo 2. Nel capitolo 3 si ricostruisce la radicalizzazione avvenuta in Germania a partire dalla «politica degli zingari» nell'epoca di Weimar, fino alla deportazione e al genocidio sotto il nazionalsocialismo; il capitolo 4 analizza, sulla base di numerosi destini di fuggiaschi, il comportamento della Svizzera nei confronti dei nomadi e il capitolo 5 evidenzia i rapporti della Svizzera con Roma, Sinti e Jenische fino nel tempo presente.
All'inizio del 20o secolo, la Svizzera fu uno dei primi stati a introdurre a livello legislativo limitazioni unilaterali della libertà di spostamento degli «zingari» e quindi, a creare norme discriminanti con effetto di leggi speciali. Per volontà delle autorità svizzere, il blocco delle frontiere, dichiarato nel 1906 e che proibiva inoltre il trasporto di «zingari» con ferrovie e su battelli a vapore, rimase in vigore anche dopo l'inizio della seconda guerra mondiale
Conseguenza dell'espulsione di Sinti e Roma stranieri e apolidi, praticata dalla maggior parte degli stati europei nel periodo fra le due guerre, fu un permanente spingere le famiglie nomadi in avanti e indietro, da un singolo stato all'altro. La radicalizzazione della politica di espulsione negli anni '30 produsse non di rado gravi conflitti di frontiera e differenze interstatali con strascichi diplomatici. Prima della guerra infatti, le autorità di polizia dei differenti stati usavano portare gli stranieri «indesiderati» «clandestinamente» oltre il confine, nel paese vicino. Per contro si cercò di costringere alla sedentarietà gli Jenische con cittadinanza svizzera.
La mobilità dei nomadi in Svizzera - ma in seguito ad analoghe misure anche in tutta l'Europa - era quindi massicciamente limitata già prima dell'inizio delle persecuzioni del 1933 ad opera delle autorità nazionalsocialiste. Sulla base di conoscenze «pseudoscientifiche» le autorità di polizia, cooperanti a livello internazionale, crearono un sistema difensivo che portò all'introduzione di norme d'entrata restrittive, rese poi ancora più severe dopo l'ascesa al potere dei nazionalsocialisti. Ai perseguitati si negava così anche la fuga.
La ricerca sistematica di tracce di Roma, Sinti e Jenische negli atti svizzeri riguardanti i profughi, urta rapidamentecontro limiti di metodo e non si dispone perciò di risultati quantitativi. Si può comunque presumere che Roma e Sinti sedentari, con cognomi molto comuni, siano riusciti a fuggire in Svizzera senza venir riconosciuti come «zingari» «indesiderati». Fra il 1939 e il 1944 sono accertabili quattro allontanamenti che colpirono 16 persone. L'allontanamento di Anton Reinhardt nel settembre del 1944 prova che Sinti ovviamente minacciati furono espulsi anche dopo che le restrittive norme di asilo politico erano già state allentate. Reinhardt venne catturato dalle autorità tedesche e, dopo un tentativo di fuga, fucilato (capitolo 4.3.1.).
Le autorità svizzere non sono intervenute neanche nel caso di nomadi di nazionalità svizzera minacciati di deportazione e possibile morte. Esistono parecchi casi documentati nei quali le autorità non hanno riconosciuto la loro cittadinanza, o più precisamente, hanno tralasciato di intraprendere, presso le autorità nazionalsocialiste, i passi possibili per salvare i minacciati.